Nel periodo posteriore alla grande guerra, il mondo contadino italiano attraversa uno dei periodi più difficili della sua storia: diminuisce il reddito agrario e cresce la disoccupazione, mentre il tenore di vita raggiunge limiti di non sopravvivenza nelle zone più povere del paese. A questo il regime pose rimedio e, nel quadro di una ripresa economica generale, dà vita alla fase della valorizzazione autarchica dei prodotti della terra.
Il ruralismo divenne, così, un valore fondante nei primi anni del fascismo. Vennero allestite una quantità di feste che celebravano i riti contadini: la festa del grano, dell’uva e di qualsiasi altro prodotto agricolo. Anche ad Eboli, la festa dell’uva veniva celebrata con grande entusiasmo e con il coinvolgimento di tutti, in particolare delle ragazze che, indossato il tradizionale costume ebolitano, collaboravano attivamente alla sua riuscita. Sono soprattutto le donne le depositarie di questo rito beneaugurale e propiziatorio: le donne, generatrici di vita, divengono mediatrici tra la terra e i suoi prodotti.


