La distruzione della chiesa, verosimilmente, avvenne prima dell’anno mille. E’ probabile che quel tempio sia stato distrutto dai Saraceni, durante una delle loro frequenti incursioni nel Salernitano. Difatti, la contrada intorno alla chiesa fu spesso saccheggiata dagli infedeli e nel secolo IX i Saraceni depredarono la badia di Santa Maria La Nova, che non è molto distante dalla chiesa di Sant’Aniello. Antiche cronache, ricavate certamente da fatti storici, affermano che i religiosi della chiesa di Sant’ Aniello( e da ciò si può ritenere che il tempio avesse avuto un convento annesso), all’avvicinarsi delle orde saracene abbandonarono la loro chiesa per mettersi in salvo e che, non potendo portare con sé il ricco tesoro del tempio, lo nascosero sotterrandolo. I Saraceni distrussero la chiesa, ma non riuscirono a trovare il tesoro di cui conoscevano o immaginavano l’esistenza. In seguito i religiosi non fecero ritorno alla loro sede e la chiesa non fu più ricostruita. Non sappiamo se il “tesoro” fu poi ricercato. E’ certo però che durante i secoli vi furono vari tentativi per rintracciarlo non solo da parte di Ebolitani, ma anche di forestieri, che spesso giunsero da lontani paesi con mappe e attrezzi per le ricerche. Infatti l’area occupata dalla chiesa e anche quella adiacente mostrano evidenti segni di affannose ricerche. Nell’anno 1938, un gruppo di Napoletani si portò in Eboli, nel sito ove sono i ruderi della chiesa di Sant’Aniello, con l’intento di cercare il tesoro nascosto, ma senza successo.

