A Eboli, Santa Irene è una compatrona minore della città e la sua statua si trova all’interno del Complesso monumentale di San Francesco d’Assisi.
La statua fu fatta erigere nel 1753 dal reverendo padre Evangelista Motta.
Il simulacro fu commissionato per proteggere la città di Eboli dai fulmini, dai tuoni e dalle tempeste.
Santa Irene è stata ufficialmente nominata compatrona di Eboli nel 1754.
La leggenda di Irene del Portogallo (VI secolo) racconta di una giovane monaca di straordinaria bellezza.
Nata nel VI secolo in una nobile famiglia a Nabância (l’odierna Tomar, in Portogallo), fu educata in un convento e visse votata alla castità e alla preghiera, distinguendosi tra le consorelle per la sua straordinaria bellezza.
Un giovane nobile di nome Britaldo la vide e si innamorò perdutamente di lei, chiedendola ripetutamente in sposa. Irene rifiutò spiegandogli di essersi consacrata a Dio; al rifiuto, il giovane si ammalò per il dolore, ma Irene andò a trovarlo e lo guarì con le sue parole.
Un monaco tutore di nome Remigio, invidioso o respinto a sua volta, tentò di corromperla e, fallendo, le fece bere una pozione che la fece cadere in uno stato di trance facendola apparire incinta. Quando lo scandalo divenne pubblico, lo stesso Britaldo, sentendosi tradito, la fece assassinare e gettare nel fiume Tago (nei pressi di Scalabis/Santarém), dove il corpo fu miracolosamente ritrovato integro.

