Gennaio 21, 2026

I Padri Cinesi di Napoli inviavano periodicamente ad Eboli un loro incaricato, per la riscossione dei fitti delle proprietà che essi vi godevano e che avevano ottenute con la bolla papale del 1743. Ciò è provato dal fatto che proprio un incaricato delle riscossioni subì un furto da parte di ignoti, mentre si trovava in Eboli, nel convento. Durante la notte del 7 agosto 1839, mentre frate Filippo Capone laico della sacra Congregazione dei Cinesi di Napoli dormiva nel convento, venne aggredito da malfattori armati di fucili, e gli rubarono 376 ducati destinati alla Congregazione. I ladri per poter entrare si erano serviti di due scale legate una all’altra e dal giardino penetrarono nella stanza del frate da una finestra tramite un’altra scala poggiata al muro del fabbricato, Il frate fu svegliato dai rumori e resosi conto della situazione cominciò a gridare. Per zittirlo gli spararono contro. Fortunatamente il colpo finì nel muro sopra il letto. Il malcapitato pensò di nascondersi, ma i ladri lo scovarono sopra una loggia e lo condussero nella sua stanza da letto, ove lo legarono mani e piedi. Commesso il furto i delinquenti uscirono dal portone. Fu liberato da un frate che dormiva in altra parte del convento. Dall’istruttoria risultò che a commettere il furto erano stati alcuni campagnesi, i quali si erano portati in Eboli per consumare il furto che era stato organizzato giorni prima in casa di una donna di pessimi costumi di Eboli.